
"... Ho avuto voglia di comporre la prima pagina di un libro che mi auguro voluminoso; anzi, ho voluto solo scrivere una parola, fragilità, e poi lasciare che la storia possa aggiungervi il resto.
Un libro in cui molti, singolarmente e insieme, dovranno aggiungere altre parole, altri sensi ...
È tempo di ripartire e io non so come sarà - se sarà - il futuro, conosco il tempo presente e il declino della civiltà che precipita con la velocità di un masso che cade in un vuoto infinito.
Una parola è poco, ma è qualcosa se la si è tirata fuori dal dolore e dalla voglia che l'uomo viva meglio e sia più uomo.
Il rischio attuale è che di umano gli sia rimasta attaccata addosso solo la miseria: un uomo miserabile e infelice, ubriaco di illusioni e di inganni, fatti e subìti."
dal libro di Vittorino Andreoli: L'uomo di vetro (la forza della fragilità), Rizzoli, Milano, 2008

