
serrande abbassate
pioggia sulle insegne delle notti andate...
e ricomincerò
come da un rendez-vous
parlando piano tra noi due...
ma come piove bene sugl'impermeabili, ma non sull'anima...
26 aprile 2007
Gli impermeabili e l'anima
24 aprile 2007
20 aprile 2007
Gocce di latte
Amore primario

E mi è venuto in mente l'amore di controtransfert, che, se esiste prima del transfert, non potrà essere distrutto dalle altrui negazioni e annullamenti.
"...Il discorso veniva tuttavia ulteriormente complicato dall’idea, espressa da molti, secondo cui, in fondo, “...ciascuno di noi ama autenticamente solo una volta, ed ogni amore successivo non è che una ripetizione, un surrogato” (Stekel, 1912, cit. in Krutzenbichler - Essers).
In sintonia con questa affermazione anche Balint, nel 1935, riprenderà il concetto di ‘transfert primario’ espresso da Ferenczi nel 1909, teorizzando ‘l’amore primario’, ovvero il desiderio primario di essere amato incondizionatamente.
E non finisce qui: “...la situazione analitica non è una semplice riproduzione della situazione di vita, e men che meno dell’infanzia” (Grunert, 1989, cit. in Krutzenbichler - Essers ).
Ovvero: se da una parte, nell’amore di transfert, si ripropone un vissuto regressivo, è pur vero che, d’altra parte, l'essere umano adulto intraprende un serio tentativo di stabilire una relazione affettiva evoluta con l'altro, e precisamente con lui."
15 aprile 2007
Niente come prima
13 aprile 2007
Tutte le donne che sono stata
10 aprile 2007
L' oggetto

L’oggetto parziale, nell’accezione analitica “classica” può essere sia una parte del corpo (proprio o altrui) sia una persona esterna che può, anziché essere presa e considerata nella sua totalità, essere realizzata come se fosse un oggetto che esiste solo ed esclusivamente nella misura in cui serve per soddisfare i propri bisogni.
L’oggetto totale, al contrario, è la persona con cui il soggetto entra in rapporto, percependola come altro da sé e con cui è possibile instaurare una relazione.
La scelta oggettuale dunque riconosce l’altro nella sua alterità e totalità.
05 aprile 2007
Rosso come il mio cuore

...attimi, vitalità pura, che non gliene frega niente di chi siamo, una consapevolezza a cui non importa di sapere, dice esisti e non sei sola o solo, che tu lo voglia oppure no, che tu ci creda oppure no, che ti penta di averlo provato oppure no.
...ho sentito il mio cuore battere insieme al tuo, al ritmo di parole, immagini e sogni, ho cercato di annullarlo, dimenticarlo ma è emerso come avesse una vita propria ... e arrossisco impacciata e sfrontata allo stesso tempo nel vedere il tuo volto dipinto di rosso come il mio cuore.
Una semplice carezza

...e una semplice carezza mi mette terribilmente a disagio.
Eppure, forse, è proprio di questo che avrei bisogno,
di qualcuno che mi accarezzi dolcemente il cuore, che riesca a sciogliere il gelo che c'è in me ...
Bisognerebbe ritrovare la "giusta dimensione" delle
cose, ridare un "senso" ad un bacio, uno sguardo, una
carezza...
invece è tutto così scontato e "dovuto" da avermi inaridito il cuore.
Vorrei tanto poter fare l'amore.
03 aprile 2007
L'originaria dimensione affettiva

...Dato dunque per scontato questo originario assetto sano di colui che davvero può definirsi analista diamo ugualmente per scontato un analogo originario assetto sano dell’analizzando, il quale ha tuttavia perduto (anche se solo in parte) tale originaria dimensione affettiva per le vicissitudini della propria esistenza.
E’ importante sottolineare che tale perdita è sempre solo parziale: non esiste – io non ho mai visto – persona tanto malata da essere assolutamente indifferente.
E’ che l’affetto residuo di ciascuno è come mascherato, distorto.
Si potrebbe enumerare una quantità infinita di manifestazioni affettive in ognuna delle quali ciò che è più evidente è “quanto manca di affetto, ma in ognuna delle quali è evidente – anche se meno – che comunque di affetto c’è n’è ancora.
Basta pensare ai sintomi. L’esistenza dei quali ci fa dire talora che forse è proprio il sintomo, con la residua valenza affettiva che trasporta, a salvare le persone dall’indifferenza, costringendole a confrontarsi con l’impossibilità dell’indifferenza, che esiste perché esiste quella originaria dimensione di sanità di cui parlavamo.
L’uomo nasce sano; poi, si può ammalare; ma poiché mantiene l’originale, ancestrale memoria della propria originaria dimensione sana non si rassegnerà mai all’incurabilità della propria malattia.
Se è convinto che sanità e malattia non possono che ritrovarsi nel contesto delle relazioni interpersonali allora cercherà qualcuno che lo curi e potrà trovare l’opportunità di guarire.







