
"Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta la musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità."
Pablo Neruda
30 gennaio 2007
Da Elisa
27 gennaio 2007
24 gennaio 2007
Abitare la possibilità

Accadono cose straordinarie e meritate, come la fine serata del gruppo di ieri.
Sono certo che (molto più di un'ombra di) questo, un giorno abiterà anche la vostra casa.
Se la vita è ricerca, la psicoterapia è uno dei luoghi ove la ricerca si esprime.
E' nelle case abitate che accadono cose straordinarie. In quelle disabitate non accade nulla.
Vita e ricerca e studio hanno senso se trovano occasioni di esprimersi ed interlocutori, diversamente non servono a nulla.
Anzi, lasciano amarezza nel cuore.
Sono stato in una casa, dove ho visto molti libri sull'amore.
Quest'immagine è rubata da quel libro, e molte altre ne ruberò ancora.
Considerate che sia un grazie.
23 gennaio 2007
Cosa avrei visto del mondo
18 gennaio 2007
Il mestiere di uomo

C'era un libro, scritto da un analista tanto tempo fa, il cui titolo era : "Il mestiere di uomo".
Vivere la condizione dell'essere umano è un lavoro.
Di per sè.
Faticoso e bellissimo.
Cui non rinuncerò mai. Cui nessuno dovrebbe rinunciare.
C'è un tempo per ridere, fare nessi più o meno comprensibili o sciocchi, perdere tempo in maniere diverse. E' l'occasione, doverosa, del riposo e della distrazione.
C'è poi il tempo e la necessità e l'urgenza della serietà, dell'intensità e del sentire, che è poi, infine, l'unica occasione vera sia di fatica sia di felicità.
Il mio mestiere non è quello di smontare, è quello del ricostruire.
Non so se mi riesce o meno. Ma è indubbio che sia quello.
Mi pervade a volte l'occasione forte del sentire, l'amore per l'altro che ho davanti.
Anche quando è un'occasione triste, non è mai infelice.
Vorrei che mi fosse fornita sempre, senza eccezioni, anche se mi rendo conto che non sarebbe possibile sostenerla. Ma mi è grata. Riporta senso al vivere, al fare e al faticare.
Non è esprimibile, non più di tanto.
Tutto quello che dico, e che scrivo, vorrei servisse a questo, a trasmettere ciò che in determinati momenti sento.
Non ho parole per esprimere l'amore che sento per voi.
francesco
15 gennaio 2007
06 gennaio 2007
03 gennaio 2007
Strabismi - Lettere d'amore

Mi arrivano lettere d'amore. Non precisamente a me indirizzate, ma lettere d'amore comunque. Capisco che l'amore rende le persone intelligenti.
"L'unica cosa importante, quando ce ne andremo, saranno le tracce d'amore che avremo lasciato." (Albert Schweitzer)





