11 settembre 2007

Psicoanalisi e trattamento analitico

Lunga e difficile sarebbe una trattazione anche minimamente esaustiva sulla psicoanalisi e sul trattamento analitico che non hanno un percorso prestabilito che si possa applicare in ogni caso, per cui solo schematicamente se ne possono indicare le tappe che, a loro volta, non sono raggiunte attraverso un cammino lineare, ma attraverso progressivi guadagni in termini di pro­fondità e di livello di elaborazione.

a) L'anamnesi o raccolta dei dati biografici che nella procedura analitica devono essere assunti esclusivamente dal paziente e accolti con la riserva che la narrazione del paziente subisce l'effetto della rimozione, dello spostamento e della proie­zione.

b) La libera associazione in cui si chie­de al paziente di rinunciare deliberatamente, per quanto gli riesce, alla censura cosciente, e quindi di riferire tutti i suoi pensieri senza preoccuparsi delle ordinarie convenzioni sociali, della logica, dell'or­dine, e senza valutare la loro importanza o futilità, nonostante le sue sensazioni di imbarazzo e di ver­gogna. Tutto ciò in base all'ipotesi che quella che si definiva genericamente nevrosi è il frutto della rimozione di materiale che non ha avuto accesso alla coscienza o non è stato da questa suffi­cientemente elaborato.

c) L'analisi delle resistenze perchè se non ci sono idee o pensieri si suppone che ci sia qualche forza che non ne consente l'espressione; in questo caso si passa ad analizzare le forme di resistenza che solitamente si accentuano man mano che ci si avvi­cina al nucleo centrale patogeno. Al servizio delle resistenze operano i meccanismi di difesa, volti a ridurre o a sopprimere ogni turbativa che l'Io può subire a opera di quelle istanze che vengono definite dell'Es o del Super-io.

d) L'analisi dei sogni che Freud leggeva come una forma di appagamento mascherato di un desiderio represso o rimosso (concetto, questo, ormai considerato dai più come parziale o addirittura obsoleto). Essendo il sogno una forma­zione di compromesso tra il desiderio pulsionale e la censura, l'interpretazione deve compiere a ro­vescio il cammino percorso dal lavoro del sogno che trasforma il contenuto latente nell'inconscio nel con­tenuto manifesto esposto dalla scena onirica.

e) Di particolarissimo significato per qualunque analista l'analisi del transfert attraverso cui il pa­ziente sposta sull'analista i propri conflitti intrasog­gettivi, che a loro volta sono derivati dalle relazioni intersoggettive reali o fantasmatiche che il paziente ha vissuto nell'infanzia. Il transfert può essere posi­tivo o negativo a seconda della qualità del senti­mento, che può essere affettuoso o ostile. Il transfert, che lo psicoanalista non deve provocare, per non impedire altri tipi di rela­zioni transferali che il paziente potrebbe produrre, è il veicolo principale che permette di spezzare l'am­nesia infantile che non consente di giungere al nu­cleo nevrotico, e di creare quella corrente emotiva che permette l'attivazione dell'affetto rimosso che è sempre connesso alla rappresentazione.
Sia nella sua espressione positiva, sia in quella ne­gativa, il transfert può a sua volta funzionare come resistenza o perché il paziente rinuncia a tutte le sue prospettive di guarigione purché il suo amore per l'analista sia corrisposto, o perché è disposto a vani­ficare gli sforzi dell'analista e a rinunciare alla pro­pria guarigione purché il terapeuta sia sconfitto.

In relazione al transfert del paziente, com'è noto, entra in gioco an­che il controtransfert dell'ana­lista nei confronti del paziente dove sono reperibili anche i conflitti nevrotici dell'analista che lo fanno reagire come se il paziente fosse una figura signifi­cativa del suo passato. Come il transfert, anche il controtransfert è ambivalente, nel senso che il difen­dersene comporta una riduzione dell'empatia dell'analista nei confronti del paziente e quindi la capacità di condividere i sentimenti dell'altro speri­mentandoli su di sé.

francesco giubbolini, medico psichiatra e psicoterapeuta siena - firenze

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