Per molte donne il periodo del puerperio è un periodo difficile. E' frequente che dopo il parto compaia una certa malinconia, a volte una tristezza senza motivo (post-partum blue). Una parte delle donne in puerperio può presentare una vera e propria depressione, che supera le due settimane, e che può essere caratterizzata da sintomi debilitanti; la percentuale può giungere ad oltre il 30% nelle giovani madri adolescenti o poco più che adolescenti. (Leggi anche la pagina del sito su: depressione in gravidanza e nel puerperio)
Il 20-40% circa delle donne riferisce qualche disturbo emotivo nel periodo successivo al parto. Molte vanno incontro ad uno stato di tristezza, a disforia, a facilità al pianto. Questi disturbi, che possono durare alcuni giorni, sono stati ascritti al rapido cambiamento dei livelli ormonali femminili, alla fatica del parto e alla presa di coscienza dell'aumento di responsabilità che la maternità comporta.
In casi rari (1-2 su 1000 parti), tale situazione evolve in depressione puerperale, caratterizzata da sentimenti depressivi e persino da tentativi di suicidio; in casi particolarmente gravi può assumere i connotati di una psicosi, con allucinazioni, deliri e pensieri d'infanticidio.
Sebbene i problemi psichiatrici pregressi pongano le donne a rischio di disturbi nel periodo del puerperio, alcune prove indicano che il disturbo dell'umore post-partum è un concetto specifico, distinto da altre diagnosi psichiatriche. La maggior parte delle donne con gravi forme depressive postpartum non avrà altri episodi non puerperali se la storia psichiatrica pregressa era negativa.
Il problema principale che si pone in una condizione di tal genere è quello relativo alla cura della depressione postpartum ed alla eventualità di un intervento farmacologico antidepressivo, specie a proposito del periodo di allattamento al seno (vedi, a tale proposito, il post su : antidepressivi ed ansiolitici nel periodo dell'allattamento).
E' noto che la regola base è quella di evitare la somministrazione di qualsiasi farmaco a una donna in gravidanza (soprattutto durante il primo trimestre) o in allattamento. Tale regola, tuttavia, può essere violata in qualche caso quando il disturbo mentale della madre è grave. I due psicofarmaci più teratogeni sono il litio e gli anticonvulsivanti. La somministrazione di litio durante la gravidanza è associata a un'elevata incidenza di anomalie congenite, come l'anomalia di Ebstein, una grave alterazione dello sviluppo cardiaco. Gli anticonvulsivanti usati durante la gravidanza sono associati ad anomalie craniofaciali e del tubo neurale in meno del 10% dei neonati. II rischio di teratogenicità può essere ridotto con la somministrazione di acido folico.
Anche gli altri farmaci psicoattivi (antidepressivi, antipsicotici e ansiolitici), benché meno chiaramente associati a difetti congeniti, dovrebbero essere evitati, se possibile, durante la gravidanza (Vedi il post sulla depressione in gravidanza).
Inoltre, la somministrazione di psicofarmaci al momento del parto o vicino a esso può causare un'eccessiva sedazione al neonato, che pertanto potrebbe avere necessità di un respiratore meccanico, oppure essere fisicamente dipendente dal farmaco o avere necessità di disintossicazione o del trattamento di una sindrome da astinenza.
Infine, virtualmente tutti i farmaci psicotropi sono secreti dal latte materno; pertanto, le madri che assumono questi agenti non dovrebbero allattare i loro neonati. Considerata la grande importanza dell'allattamento al seno la eventualità di una terapia farmacologica antidepressiva nel periodo puerperale ed in quello dell'allattamento deve essere attentamente valutata dallo specialista psichiatra curante.
ultima modifica il 3 agosto 2008
20 settembre 2007
La depressione postpartum
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