28 settembre 2007

Psicoterapia dell'Anoressia Mentale

Nella quarta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-IV) l'anoressia nervosa (o Anoressia mentale) è un disturbo in cui il paziente rifiuta di mantenere un peso entro i limiti inferiori del normale, da un'intensa paura di aumentare di peso e da un'interpretazione significativamente errata del proprio corpo e della propria forma. L'anoressia nervosa è pertanto caratterizzata da un grave disturbo dell'immagine corporea e da una ricerca inflessibile della magrezza, fino al punto di giungere all'inedia. Il disturbo è noto da molti decenni e presenta una notevole uniformità nelle varie persone. E' molto più frequente nelle donne che negli uomini e di solito esordisce nell'adolescenza. Si ipotizza che le giovani affette da tale disturbo presentino un problema psicologico sottostante, quale un conflitto relativo alla transizione fra l'adolescenza e l'età adulta. (Vedi anche il post sulla psicopatologia dell'anoressia).



Sembra che l'anoressia nervosa sia una reazione alla richiesta posta alle adolescenti di essere più indipendenti e di intensificare le loro attività sociali e sessuali. Le pazienti affette sostituiscono la loro preoccupazione per il cibo e l'ingrassare, che è simile a un'ossessione, alle altre, normali, preoccupazioni adolescenziali.

Tipicamente le pazienti con anoressia nervosa mancano di senso di autonomia e di individualità. Il deprivarsi del cibo può rappresentare un tentativo di essere considerate persone uniche e speciali. La paziente anoressica può sviluppare un senso di autonomia e individualità solo attraverso atti di straordinaria autodisciplina.


I terapeuti che trattano le pazienti con anoressia nervosa generalmente concordano sul fatto che queste giovani non sono in grado di separarsi psicologicamente dalle loro madri. Il corpo può essere avvertito come se fosse abitato da una madre introiettata, invadente e non empatica.

La deprivazione del cibo può avere il significato inconscio di arrestare la crescita dell'oggetto interno invadente e di conseguenza di distruggerlo.


Psicoterapia dell'anoressia nervosa

La maggior parte delle pazienti con anoressia nervosa richiede continui interventi dopo la dimissione dall'ospedale. Nei casi meno gravi, potrebbe addirittura non essere necessario il ricovero. Poiché la maggior parte delle pazienti manifesta il disturbo già nell'adolescenza, la terapia familiare è parte di un piano globale di trattamento.

Sebbene la terapia psicodinamica classica non sia utile nelle fasi iniziali del trattamento, soprattutto se la paziente con anoressia nervosa è in uno stato cachettico, le psicoterapie a orientamento analitico possono essere utili in alcuni casi di anoressia nervosa quando le condizioni psicopatologiche si sono stabilizzate.
La psicoterapia dinamica espressiva di sostegno viene usata talvolta nel trattamento delle pazienti con anoressia nervosa. La loro resistenza, tuttavia, può rendere il processo difficile e faticoso. Poiché costoro considerano i propri sintomi come il nucleo della loro peculiarità, il terapista dovrebbe evitare un eccessivo investimento nel tentare di cambiare i loro comportamenti alimentari. Inizialmente il processo psicoterapeutico deve essere volto a costruire un'alleanza terapeutica. Le pazienti possono avere interpretazioni precoci come se qualcun altro dicesse loro quello che realmente sentono, mentre le loro esperienze sono minimizzate e inficiate. Tuttavia, i terapisti che comprendono i punti di vista delle pazienti e si mostrano attivamente interessati in quello che esse pensano e sentono, trasmettono loro il messaggio che la loro autonomia viene rispettata. È fondamentale che gli psicoterapisti sappiano essere flessibili, costanti e resistenti di fronte alla tendenza delle pazienti ad annullare tutti i tentativi di aiuto.
Molti medici preferiscono gli approcci cognitivo-comportamentali per monitorare l'aumento e il mantenimento del peso e per indirizzare i comportamenti alimentari. Sono state anche raccomandate le strategie cognitive e interpersonali per esplorare altri problemi correlati al disturbo. La terapia familiare è stata usata per esaminare le interazioni tra i membri della famiglia e il possibile guadagno secondario della paziente in relazione al disturbo.

francesco giubbolini, psichiatra, siena

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