Psiche e cambiamento. Miti, percorsi e processi della relazione psicoterapeutica
Autori e curatori: Piero Petrini , Giulia de Carlo
Dati:
pp. 208,
1a edizione: 2013
Prezzo: € 27,00
Secondo Platone, l'anima, nata pura, ad un certo punto cadde dalla sua condizione di splendore per mescolarsi con la materia, caricandosi di catene. Condizione questa assimilabile a quella dell'interiorità della psiche, sempre in conflitto, in quanto incatenata ai propri demoni e alla propria ombra e lacerata da quelle ferite da cui non può sfuggire. Quando l'individuo comprende, però, che quel demone, o quella ferita, non rappresenta altro che la "guida"- ossia la strada da intraprendere per essere artefice del proprio futuro -, allora le ferite si trasformano e diventano "feritoie" sul passato.
È questa la psicoterapia cui si riferisce questo libro: una psicoterapia come cura dell'anima, che non vuole demonizzare la follia, ma da cui ne ricava le potenzialità trasformative.
Psiche e cambiamento è il risultato del tentativo di rintracciare nella relazione psicoterapeutica quella strada che permetta di liberarsi dalle proprie catene per rinascere giovani e forti, come l'Araba Fenice dalle proprie ceneri.
I contributi teorici e pratici presenti nel testo sono il risultato dei traguardi raggiunti e di una generale spinta a voler "sapere", "essere" e "saper fare". Voler "sapere" le conoscenze teoriche come mezzi indispensabili per proseguire negli altri saperi. Voler "essere" per riuscire a contenere in sé quelle capacità e potenzialità curative nei confronti degli altri. Infine, ma non per ultimo, voler "saper fare" che nella professione dello psicoterapeuta significa amore per l'esistenza, che è nello stesso tempo amore per sé che per gli altri e rappresenta la messa in opera dei propri potenziali.
Il libro è il risultato di tutto questo: propone contributi teorici ("il sapere") necessari per poter comprendere ("per poter essere") quel "saper fare" descritto nei casi clinici presentati, in diverse battute, all'interno del testo.
08 maggio 2013
Psiche e cambiamento
07 maggio 2013
Giovani e salute mentale
La salute mentale è una questione che coinvolge particolarmente i giovani in Europa. La stragrande maggioranza dei disturbi, infatti, si manifesta tra i 14 e i 25 anni. Eppure questa fascia d'età è la meno seguita dai servizi specializzati nel Vecchio continente. Migliorare i servizi in questo campo è l'obiettivo del progetto Milestone (acronimo di Managing the Link and Strenghtening Transition from Child to Adult Mental Health Care), un progetto che, con un finanziamento europeo di quasi 6 milioni di euro, e per una durata di 5 anni, si propone di migliorare il funzionamento dei servizi di salute mentale nei 27 Paesi dell'Unione. Gli studiosi puntano a seguire il percorso di mille giovani in modo da mettere a punto un modello di continuità di cura.
Ne dà notizia Giovanni de Girolamo, direttore scientifico dell'Irccs Fatebenefratelli di Brescia, responsabile italiano e ideatore del progetto, che sarà diretto dall'inglese Swaran Singh, dell'università di Warwick. Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda, Croazia e Romania sono gli altri Paesi coinvolti nello studio, cui prendono parte numerosi ricercatori considerati autorevoli nel campo della salute mentale, tra cui lo psichiatra infantile olandese Franz Verhulst, autore dei più importanti studi pubblicati in questa parte d'Europa nell'ultimo decennio.
"I servizi di salute mentale in Italia ed in Europa - spiega de Girolamo - hanno di fronte un problema molto importante, tuttora irrisolto: molte ricerche, condotte negli ultimi 20 anni hanno infatti messo in luce che la stragrande maggioranza dei disturbi mentali e da abuso di sostanze e di alcool insorge tra i 14 e i 25 anni". Ma molti studi evidenziano anche "come paradossalmente proprio in questa fascia di età i servizi di salute mentale, dell'infanzia/adolescenza da un lato e dell'adulto dall'altro, registrano il più basso numero di contatti e di pazienti in trattamento". E così molti disturbi rimangono per molti anni non riconosciuti e non trattati, pregiudicando il successo dei futuri trattamenti.
"Anche in Italia - continua de Girolamo - i pazienti raggiungono la massima numerosità intorno ai 6 anni e questo numero si mantiene stabile fino ai 10 anni circa, periodo in cui vengono alla luce per la prima volta i disturbi del linguaggio e dell'apprendimento. Dai 10 anni in poi il numero dei pazienti cala, e la diminuzione si accresce in maniera drammatica dopo i 14 anni. Invece, nei servizi di salute mentale per gli adulti, i pazienti in trattamento di età inferiore ai 27-28 anni sono una piccola minoranza".
In particolare, poi, i pazienti in trattamento in età adolescenziale che giungono alla soglia dei 18 anni, quando dovrebbero essere presi in carico e seguiti dai servizi per gli adulti, si 'perdono'. La neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza e la psichiatria adulta infatti sono dappertutto due settori totalmente separati, che non comunicano tra di loro, creando un gap disastroso nella continuità assistenziale.
E' di Swaran Singh l'unico studio osservazionale, pubblicato dal British Journal of Psychiatry nel 2010, in cui è stato dimostrato che solo il 5% dei 250 pazienti in trattamento presso i servizi per l'infanzia/adolescenza erano realmente passati, con continuità, dai servizi per l'infanzia/adolescenza a quelli per l'età adulta. Gli altri, pur necessitando ancora di cure e di supporto, si erano 'persi' a causa della discontinuità assistenziale.
A partire da questi dati, il progetto Milestone studierà nel panorama europeo l'organizzazione dei servizi di salute mentale, in particolare per quanto riguarda il delicato passaggio evolutivo tra i 14 e i 25 anni. L'obiettivo più ambizioso del progetto è di seguire, in questa transizione, almeno mille giovani pazienti provenienti dai Paesi partecipanti. Una parte di loro sarà inserita in uno studio sperimentale in cui questo passaggio sarà organizzato secondo un modello ritenuto ottimale e che dovrebbe garantire il successo della transizione, e ciò dovrebbe rappresentare un possibile 'volano' per una futura (e necessaria) riorganizzazione dei servizi di salute mentale in Europa.
Roma, 6 mag. fonte: Adnkronos Salute
29 marzo 2013
A Late Quartet
Una fragile armonia (A Late Quartet) è un film del 2012 diretto da Yaron Zilberman e interpretato da Philip Seymour Hoffman, Christopher Walken, Imogen Poots, Catherine Keener, e Wallace Shawn.
Titolo originale
A Late Quartet
Lingua originale Inglese
Paese di produzione USA
Anno 2012
Durata 106 min
Genere drammatico
Regia Yaron Zilberman
Sceneggiatura Seth Grossman, Yaron Zilberman
Casa di produzione RKO Pictures, Opening Night Productions
Quando ad un violoncellista di un quartetto d'archi di fama mondiale viene diagnosticata una malattia che minaccia la sua vita, il futuro del gruppo si trova improvvisamente in bilico, mentre emozioni represse, ego competitivi e passioni incontrollabili minacciano di far deragliare anni di amicizia e collaborazione. Alla vigilia del concerto per il loro 25 ° anniversario - molto probabilmente l'ultimo - solo il loro intimo legame e la forza della musica può preservare la loro eredità.
Semplicemente musica, semplicemente Beethoven
È ancora inedito in Italia Una fragile armonia – A Late Quartet, film del 2012 diretto da Yaron Zilberman con Philip Seymour Hoffman e Christopher Walken. Robert (Philip Seymour hoffman), Peter (Christopher Walken), Gideon (Wallace Swan) e Juliette (Catherine Keener) fanno parte ormai da più di vent’anni di un quartetto d’archi. Ma più che la musica a legarli è una profonda amcizia, o l’amore, come nel caso di Robert e Juliette. Le cose si complicano, però, quando a Peter viene diagnosticato il morbo di Parkinson e devono suonare per l’ultima volta. Sulle note di Ludwig von Beethoven, in particolare, e Antonio Vivaldi si sviluppa la narrazione lineare dei quattro musicisti, soffermandosi prima sulle loro sicurezze, emozioni, per passare poi alla paura e alla fragilità
Il regista Zilberman delinea così un percorso che subisce delle trasformazioni, ma soprattutto spezza un equilibrio che non si pensava fosse così precario. Le liti marito-moglie, madre-figlia sono solo alcuni esempi in cui la quotidianità e la monotonia vengono meno. La malattia di Peter è la causa scatenante, non solo per i rapporti che diventano più delicati, ma perché vacilla quel punto di riferimento che per anni ha donato stabilità: il quartetto. La vita li mette di fronte a difficoltà nuove, sconosciute che loro affrontano con grinta e forza, perché abbattersi sarebbe stato troppo semplice. Lo devono a Peter, a loro, a chiunque. Ma soprattutto lo devono al loro grande amore, la musica. Quell’amore puro e universale che in tanti conoscono ma in pochi sentono. E Zilberman per sottolineare tutto ciò si avvale di una fotografia dai colori chiari, rimarcata anche dal bianco della neve. E con una colonna sonora basata principalmente sull’Opus 131 in do diesis minore di Beethoven, questa purezza non può non arrivare.
A Late Quartet è un film delicato, che comunica emozioni con una semplice nota di violino o con uno sguardo intenso di Philip Seymour Hoffman. I primi piani vengono usati principalmente durante i momenti di confessione che il più delle volte si svolgono all’interno di un’automobile, quasi a voler rimarcare che il mondo vero, reale, si trova all’esterno. O in un momento di assoluto silenzio, nell’attimo prima che si cominci a suonare e che si riprenda a vivere.
Una fragile armonia [A Late Quartet, Usa 2012] REGIA Yaron Zilberman. CAST Philip Seymour Hoffman, Christopher Walken, Catherine Keener, Wallace Swan. SCENEGGIATURA Seth Grossman, Yaron Zilberman. FOTOGRAFIA Frederick Elmes. MUSICHE Angelo Badalamenti. Drammatico, durata 105 minuti.
Correttezza nella ricerca scientifica
Dal 2 al 14% degli scienziati fabbrica a tavolino o ritocca i dati delle ricerche scientifiche
Esiste una prassi di ricerca scientifica condotta male, con pratiche discutibili e poco rigorose. Un problema diventato ormai di proporzioni globali, conseguenza dell'enorme diffusione e dello sviluppo di studi e lavori scientifici in tutto il mondo.
"Verifiche condotte in Paesi ad alto reddito ci suggeriscono che dal 2 al 14% degli scienziati può aver fabbricato o falsificato i dati delle ricerche. E che il 33-75% potrebbe essere colpevole di 'discutibili pratiche di ricerca'".
A rivelarlo è lo studio condotto da Joseph Ana del Cross River University of Technology di Calabar (Nigeria) pubblicato sulla rivista 'Plos Medicine'. Ma non è il solo lavoro di verifica degli studi scientifici, pubblicato sulla rivista, ad occuparsi della trasparenza.
Anche un altro monitoraggio sulla qualità delle ricerche effettuato da David Resnik e Zubin Master, rispettivamente dell'Us National Institutes of Health e dell'Albany Medical College, è giunto allo stessa conclusione.
In questa seconda ricerca i due scienziati hanno rivisto le maggiori incogruenze e pratiche di studio discutibili, commesse in molti paesi leader al livello mondiale, con delle istantanee su Usa, Canada, Gran Bretagna e Danimarca.
"Nelle nazioni ad alto reddito - avvertono i due ricercatori - si sono messe a punto politiche di controllo e verifiche a livello nazionale per segnalare le condotte scorrette nell'ambito della ricerca scientifica, grazie anche alla creazione di regolamenti etici, di linee guida professionali, la supervisione da parte di organismi nazionali e istituti di ricerca. Ma occorre fare di più - suggeriscono - dal momento che questo è un problema globale. Un esempio positivo è la Dichiarazione di Singapore sull'integrità della ricerca, un passo importante - concludono - verso la cooperazione internazionale in materia di trasparenza della ricerca".
Roma, 28 mar. fonte: (Adnkronos Salute)
28 marzo 2013
Amore e Psiche in mostra a Torino
Amore e Psiche, Palazzo Barolo, Torino
dal 28/03/2013 12:00 al 16/06/2013 12:00
in via delle Orfane 7, a Torino (TO)
Sarà inaugurata il 27 marzo 2013 a Palazzo Barolo la mostra “Amore e Psiche, la favola dell’anima” organizzata dalla Fondazione DNArt di Milano.
Un percorso affascinante e inedito che accosta opere classiche e contemporanee in un viaggio alla scoperta degli aspetti simbolici e archetipici della favola di Amore e Psiche.
Il mito, antichissimo, fu ripreso nel II secolo d.C. da Apuleio nelle sue Metamorfosi: Psiche, mortale dalla bellezza eguale a Venere, diventa sposa di Amore senza mai poterne vedere il viso. Una notte, istigata dalle invidiose sorelle, riesce a scoprirne il volto, ma viene immediatamente abbandonata dal dio. Psiche dovrà quindi affrontare una serie di prove al termine delle quali otterrà l'immortalità e potrà ricongiungersi al suo sposo.
La mostra “Amore e Psiche, la favola dell’anima” si basa sull’interpretazione del mito in chiave platonica che venne data nell’Umanesimo: l’errore di Psiche consiste nel ritenere il divino come una realtà tangibile e verificabile con i sensi, mentre è solo il cuore che può percepirne pienamente la presenza.
“La vita attuale, ha dichiarato la curatrice della mostra Elena Fontanella, nega spesso all’uomo gli spazi del sacro. Caoticamente travolti dell’esistenza, siamo impreparati ad affrontare le immense traversate interiori fatte di vuoti e silenzi che la vita ci mette davanti. Grazie all’aiuto di una delle favole più belle sull’amore, sulla morte e sulla vita, vogliamo accompagnare il visitatore in questi sentieri dell’anima, sfruttando le immagini artistiche che, nei millenni, si sono ispirate a questa storia.”
Le sezioni della mostra seguono le diverse fasi del racconto di Apuleio, dalla passione alla serenità raggiunta attraverso la speranza, e raccolgono reperti storici di ogni epoca: dai reperti archeologici del IV e V secolo a.C., come alcune pinaches provenienti dagli scavi del Tempio di Locri e mai esposte finora, alle iconografie di psiche dei marmi di età ellenista e romana, arte romana, ai marmi di età ellenistica e imperiale, dai dipinti rinascimentali ai gessi del Canova, da Tiepolo a Tintoretto all’arte povera di Mauri, Gilardi e Kounellis per finire con un’inedita installazione di Fabrizio Plessi. Ciascuna sezione della mostra sarà infatti anticipata da un’opera d’arte contemporanea legata al sentimento proprio alle varie fasi del racconto, in un vero percorso di ascesa metafisica.
Il progetto, ideato dalla Fondazione DNArt, nasce in collaborazione con l'Opera Barolo, e ha il Patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Torino e della Città di Torino. La mostra ha il sostegno dell'ASCOM e della Camera di Commercio di Torino.
fonte: la Stampa



